Dal Cuore di Cristo

Si dicono tante cose sul cuore di Cristo! Una sola volta nel Vangelo Gesù stesso ne parla: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero." (Mt 11,28-31). E San Filippo, nelle Costituzioni della propria famiglia religiosa scrive: “Attingete dal Cuore di Cristo le virtù della umiltà, mitezza, dolcezza e amore al fratello”.
Diventare, alla scuola del Maestro divino, miti ed umili di cuore. Non bisogna fraintendere. Colui che parla è il Signore che dichiara: “TUTTO mi è stato dato dal Padre mio. Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo” (Mt 11,27)
Gesù è dunque cosciente del suo potere; ma la sorgente di questo potere sta nella sua umiltà. Sul suo esempio occorre offrire a ciascuno un giogo “facile da portare” che suppone una personale conoscenza dell’altro, un gran rispetto per le sue capacità e le sue debolezze.
In tutto il Vangelo Egli ci lascia vedere il suo Cuore: in tutti i racconti di miracoli, dove Gesù incontra un altro essere umano in una relazione personale profonda, nei meandri del cuore, là dove può guarirlo, risuscitarlo, salvarlo. Non ha preclusioni di sorta: dialoga con le donne; con vecchi, con giovani, con peccatori con pagani, in poche parole Egli si adatta a ciascuno. Non mette su nessuno un fardello troppo pesante. Alla luce di tanta tenerezza, di una così viscerale compassione, di spiccata e creatrice attenzione, che Gesù abbia il diritto di dire: “Mettetevi alla mia scuola”. Una scuola dove prima, si trova “il riposo” , dove si impara a percepirsi se stessi figli di Dio, amati personalmente, là dove ci troviamo, non senza il proprio fardello, ma istruiti nel portarlo in modo leggero.

Si, è una buona scuola, una scuola attraente. Ma che non è priva di una certa disciplina (disciplina che fa ‘discepolo’): bisognerà prima aprire gli occhi, come lo ha fatto Gesù, sopra tutta la sofferenza umana, incominciando dalla più vicina , quella che più mi minaccia, senza paura, senza distogliere lo sguardo nel timore di non saper rispondere, di non aver, davanti a tanto dolore, le risorse interne sufficienti. Perché l’altro aspetto della disciplina è proprio di mantenere il contatto con la sorgente: “La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato”(Gv. 7,16). “E’ sempre con me, perché faccio sempre la sua volontà” .
E’ questo contatto che ci rende coscienti e forti, poiché tutta la forza di amare ci viene dal sentirsi amati dal Padre; ed è anche là che troviamo questa conoscenza amorevole degli altri che ci permette di offrire a ciascuno esattamente ciò di cui ha bisogno: non un giogo fatto in serie”, ma ben adattato alla persona e alle sue forze.
E’ questa attenzione all’altro, questa forza d’accoglienza: “Venite tutti!” e tutta questa creatività che non teme di essere schiacciata dai fardelli degli altri: “Io rifarò le vostre forze", che definisce il CUORE di Gesù.
Un tal cuore, così aperto a Dio che si sente UNO con Lui, e così aperto agli uomini che può accoglierli tutti, deve diventare attraverso la storia dei cristiani, e cioè della Chiesa, il simbolo della più perfetta “relazione” d’amore.
Ed ecco la spiegazione della potenza del testo, pur misterioso, di Gv 19,34 dove il costato trafitto da un gesto violento e aggressivo, risponde offrendo “subito”, senza reticenza, le ultime gocce di vita che racchiudeva.
In questo culmine di amore, Gesù non ha più bisogno di parole per comunicarsi: è lo sguardo contemplativo che riconosce il suo Signore: “Guarderanno a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37) e si sente spinto da lui a dare la sua vita a sua volta “per la moltitudine” (Mc 14,24).
Un’antica tradizione cristiana vede, in quel preciso momento, quando il cuore di Cristo è stato trafitto, la nascita mistica della Chiesa.
I tempi presenti, quando tanti uomini e donne si piegano sotto ad un fardello troppo pesante, quando la capacità di rapporto gratuito e profondo è allo stesso tempo così raro e così poco valorizzato, sono particolarmente atti a riscoprire il messaggio di Gesù in tutto il suo dinamismo.
Si, abbiamo un gran bisogno ed una grande sete di sentire questo messaggio. Ma chi lo trasmetterà? Passerà solo attraverso coloro che hanno deciso di mettere il proprio cuore a questa scuola, di lasciarlo trasformare da quello di Cristo “mite e umile”, con tutta la consapevolezza di figlio e fratello universale.